La notizia della morte di Ernesto Cardenal, avvenuta ieri, ha già occupato e occuperà le cronache nei modi più diversi e con i tanti profili possibili della storia personale, politica, letteraria di un protagonista indiscusso del Nicaragua e, soprattutto, dello scenario della poesia mondiale. Non riprendiamo perciò in questa sede i dati biografici e le controverse interpretazioni dei suoi ruoli politici (da Ministro della Cultura nel Nicaragua Sandinista che aveva abbattuto una delle più tragiche e lunghe dittature della storia centroamericana, a rappresentante concreto e simbolico della più esplicita opposizione al degradarsi drammatico del progetto originario, fino all’attuale dittatura), e della sua storia personale di interprete fedele della infinita libertà del vangelo (da monaco contemplativo, a creatore di comunità di base, ad un incredibile destino di scomunica solo recentemente riconosciuto da papa Francesco come uno degli errori più clamorosi della politica vaticana degli anni ‘80).

La storia di una collaborazione- amicizia intensissima con Ernesto inizia nei primi anni ‘70, profondamente intrecciata con quella del Tribunale Russell II sulle dittature dell’America Latina. Il “Monaco di Solentiname” non è solo uno dei testimoni più importanti sui fatti e le strategie complessive di repressione, in stretto collegamento con le politiche degli Stati Uniti: la sua voce riconosciuta di poeta profondamente innovativo si integra con quelle di Julio Cortázar, Gabriel García Márquez, Eduardo Galeano per dare al progetto del TPP quella identità di essere luogo e strumento di trasformazione della rigorosità dottrinale del diritto, in linguaggio universale di liberazione e di autonomia dei popoli.  Sono infiniti (letteralmente, in Italia, in Europa, nel mondo) gli incontri in cui Cardenal diventa il simbolo stesso (in quanto radicato fino in fondo nel quotidiano dei più poveri, per esserne voce di speranze concrete) della necessità di mantenere alle lotte di liberazione il loro carattere di ricerca sempre nuova di dignità e di bellezza. Nel ‘suo’ Nicaragua, che dà la priorità politica e culturale assoluta ad una alfabetizzazione universale come pre-condizione di democrazia, i “talleres” di poesia, laboratori aperti a tutte/i, entrano a far parte della “canasta basica”, dei beni che devono poter essere di tutti: perché l’intera società deve essere coinvolta nella declinazione, “poetica perché libera”, sempre rinnovata, dei propri diritti di parola e di dignità.

C’è una fortissima simmetria metodologica ed operativa tra questo approccio e l’esperienza del TPP di restituire ai tanti e diversi popoli e movimenti che sono nati negli ultimi ‘40 anni per resistere alle forti pressioni regressive, in nome di modelli neo-liberali e neo-coloniali, a dimenticare le proprie radici e aspirazioni culturali. La testimonianza di Cardenal, fino ai suoi ‘90 e più anni, non si è mai stancata. La sua città, Granada, è diventata la capitale-appuntamento annuale (contro la opposizione dei più recenti governi) della poesia come memoria ed espressione inviolabile di libertà di parola. I “talleres” di poesia si sono tradotti in laboratori di speranza per i bambini con tumore: “Como sería triste la vida sin arcoiris”.  E la storia antica della civiltà e delle visioni del mondo del Mesoamérica (così importante per le identità dei popoli originari e sempre presente nella produzione poetica e nelle preoccupazioni politiche di Cardenal) si è tradotta in altre cantate e poemi assolutamente originali, che danno l’idea anche delle nuove difficili frontiere del diritto e della cultura: la continuità degli immaginari preistorici con le narrazioni delle più recenti cosmogonie disegnate dalla fisica è rappresentata come la sfida (poesia-sogno? necessità ineludibile ?) per un oggi-domani di ritrovare linguaggi e categorie capaci di garantire un futuro non distruttivo della natura, e perciò anche dell’umano.
E il grazie per tutta questa lunga storia, che vorremmo condividere il più largamente possibile, non può essere espresso se non con una poesia, che è autoritratto di Ernesto ed augurio, esigente e disincantato.

Gianni Tognoni

 

“Qui passava a piedi per queste strade, senza impiego e senza posto,

e senza un soldo.

Solo poeti, puttane e ubriaconi conobbero i suoi versi.

Non andò mai all’estero.

Fu incarcerato.

Adesso è morto.

Non ha nessun monumento.

Ma

Ricordatevi di lui quando avrete ponti di cemento,

grandi turbine, trattori, granai argentati,

buoni governi.

Perché egli purificò con le sue poesie il linguaggio del suo popolo

nel quale un giorno si scriveranno i trattati di commercio,

la Costituzione, le lettere d’amore, e i decreti”

Ernesto Cardenal

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