La Sessione inaugurale del Tribunale Permanente dei popoli sui Crimini di Stato commessi dal  Myanmar contro Kachin, Rohingya e altri Gruppi

Londra, 6-7 marzo 2017
Queen Mary University of London

Il Tribunale Permanente dei Popoli (PPT), con sede a Roma, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso ISSOCO, inaugurerà una Sessione per fare luce sui presunti crimini di natura internazionale commessi dal governo democratico del Myanmar contro le comunità dei Kachin e dei Rohingya. La Sessione si terrà il 6 e 7 marzo 2017 presso la Queen Mary University of London, sede dell’International State Crime Iniziative (ISCI) e servirà ad aprire la fase istruttoria che culminerà in due Sessioni giudicanti previste negli Stati Uniti e in Malesia nel corso del 2017.

Le vittime e i rappresentanti delle comunità dei Rohingya e dei Kachin hanno chiesto al Tribunale di pronunciarsi sui crimini internazionali commessi dalle truppe del governo del Myanmar, ritenendo che questi possano essere qualificati in termini di crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio (si veda la documentazione di supporto alla richiesta presentata al Tribunale).

Faranno parte del panel dei giudici del Tribunale della sessione londinese: Daniel Feierstein, già Presidente dell’International Association of Genocide Scholars, Helen Jarvis, vice-presidente del Tribunale Permanente dei Popoli, già Public Affair Officer per il Tribunale speciale per i Khmer Rossi, Denis Halliday, già Vice segretario generale delle Nazioni Unite e vincitore del Gandhi International Peace Award (2003).

Tra gli esperti che prenderanno la parola dinanzi al Tribunale vi sono: Dr Mandy Sadan, Direttore del Dipartimento di ricerca presso la School of African and Oriental Studies, University of London, e autore di “Being & Becoming Kachin: Histories Beyond the State in the Borderworlds of Burma” (Oxford University Press, 2013), Professor Penny Green, dell’International State Crime Initiative, e Azril Mohammad Amin del Centre for Human Rights Research and Advocacy (Centhra), Malesia.

Hkanhpa Sadan, Segretario generale della Kachin National Organization (KNO), ha affermato: “Mentre i media parlano di transizione verso la democrazia, il governo del Myanmar bombarda le nostre comunità nel nord del paese, migliaia di uomini, donne e bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case”. Tun Khin, Presidente della Burmese Rohingya Association, ha espresso vivo interesse per l’iniziativa del Tribunale, sostenendo: “La comunità dei Rohingya è grata che questa iniziativa di visibilità e giustizia si compia in questo momento così cruciale per noi. Da generazioni i Royingya sono vittime di un genocidio compiuto nelle sue terre ancestrali”.

Nella regione Rakhine, i militari del governo del Myanmar sono stati accusati di crimini contro l’umanità dalle Nazioni Unite. Il 3 febbraio 2017, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha pubblicato un rapporto contenente oltre 200 interviste realizzate a uomini e donne Rohingya che vivono nei campi profughi del Bangladesh, i quali hanno denunciato sequestri, omicidi, incendi, attacchi compiuti con elicotteri e altre atrocità commesse contro le comunità pacifiche e disarmate dei Rohingya.

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, Yanghee Lee, ha affermato che includerà raccomandazioni a favore della creazione di una Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui Rohingya nel suo Rapporto ufficiale per il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra del 13 marzo 2017.

Il Premio nobel Aung San Suu Kyi e i militari hanno prima respinto le accuse di gravi crimini internazionali presentandole come “false notizie”. Successivamente hanno costituito una commissione nazionale di inchiesta guidata dall’ex generale e vicepresidente Myint Swe. Adama Dieng, Consulente speciale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio ha ufficialmente considerato la commissione del Myanmar come una “opzione non credibile”, che secondo Yanghee Lee “non possiede la metodologia” per indagare crimini di tale atrocità.

A livello internazionale, è in corso una campagna lanciata da organizzazioni della società civile affinchè gli Stati membri adottino una risoluzione che chieda l’avvio di una inchiesta delle Nazioni Unite. L’Inghilterra è sotto accusa dalla campagna a favore dei diritti umani delle comunità dei Rohingya e dei Kachin per aver dato priorità ai propri interessi economici ignorando di fatto i crimini commessi dai militari nel paese.

Sostenitori:
Insieme ai Rohingya e alle organizzazioni dei Kachin in diaspora, i principali sostenitori dell’iniziativa sono: International State Crime Initiative at Queen Mary University of London, Burma Task Force USA, JUST e il Centre for Human Rights Research and Advocacy (Centhra), Malaysia, USA Genocide Watch, South Africa’s Protect the Rohingya e Burmese Muslim Association. Tra le personalità di rilievo: Youk Chhang, sopravvissuto al genocidio in Cambogia e attivista per la prevenzione del genocidio e il ricercatore burmese sul genocidio Maung Zarni.

Contatti:

Gianni Tognoni, Segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli, Roma, Italia
Email: ppt@permanentpeoplestribunal.org
Tun Khin, Presidente della Burmese Rohingya Organization UK
Email: tunkhin80@gmail.com
Hkun Htoi Layang, Kachin National Organization
Email: knoinfo@gmail.com

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