L’uccisione dei giornalisti rappresenta una delle più gravi minacce alla libertà di stampa e al diritto all’informazione, pilastri fondamentali di ogni società democratica. In numerose aree del mondo, giornalisti e operatori dei media vengono presi di mira per il solo fatto di svolgere il proprio lavoro: documentare conflitti armati, denunciare la corruzione, indagare sul crimine organizzato o dare voce alle vittime di violazioni dei diritti umani. A rendere questo fenomeno particolarmente allarmante è l’elevato livello di impunità che lo accompagna. Nella maggioranza dei casi, i mandanti e gli esecutori degli omicidi non vengono identificati o non sono chiamati a rispondere delle proprie responsabilità, alimentando un clima di paura, autocensura e sfiducia nelle istituzioni. Casi emblematici come l’assassinio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso nel 2018 all’interno del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul, e quello della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca nel 2006 per il suo impegno nel denunciare le violazioni dei diritti umani in Cecenia, testimoniano come nemmeno la notorietà internazionale delle vittime sia sufficiente a garantire verità e piena giustizia.
Sulla base di queste premesse, il 19 settembre si è conclusa a L’Aia la cinquantunesima sessione del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) che si era inaugurata nel novembre 2021 su richiesta della coalizione Safer World for Truth — che comprende Free Press Unlimited, Committee to Protect Journalists e Reporters Without Borders, supportate dal Centro Siriano per la Stampa e la Libertà d’Espressione, il Centro per la Giustizia e la Responsabilità e da numerose e diversificate realtà associative che risiedono nei tre Stati accusati— che si è articolata in udienze tematiche dedicate ai tre casi esemplari dell’uccisione dei giornalisti Miguel Angel López Velasco (Messico), Lasantha Wickrematunge (Sri Lanka), Nabil Walid Al-Sharbaji (Siria). In base alla ricca e rigorosa documentazione e alle testimonianze presentate pubblicamente la giuria del TPP ha emesso all’unanimità una sentenza di condanna contro gli Stati del Messico, dello Sri Lanka e della Siria perché colpevoli, con le loro azioni ed omissioni (assenza di indagini dovute, mancanza di misure di riparazione per le vittime, completa impunità), di tutte le violazioni dei diritti umani denunciate nell’atto di accusa. La gravità della responsabilità è ulteriormente sottolineata dal fatto che i tre Stati sono firmatari del trattato multilaterale che obbliga al rispetto dei diritti fondamentali, civili e politici, di tutti i cittadini, che includono il diritto alla vita, la libertà di religione, di parola, di assemblea, i diritti elettorali ed il diritto ad un debito processo.
Per il Tribunale, contrastare l’impunità per i crimini contro i giornalisti è una responsabilità imprescindibile della comunità internazionale e degli Stati. Garantire indagini indipendenti, processi equi e meccanismi efficaci di protezione per i professionisti dell’informazione significa non solo tutelare chi esercita il diritto di informare, ma anche difendere la democrazia, lo Stato di diritto e il diritto dei cittadini a un’informazione libera, pluralista e indipendente.
Organizzazioni richiedenti:
- Safer World for Truth — che comprende Free Press Unlimited, Committee to Protect Journalists e Reporters Without Borders
- Centro Siriano per la Stampa e la Libertà d’Espressione
- Centro per la Giustizia e la Responsabilità.
Documentazione:
- Atto di accusa: inglese
- Documentazione Udienza di apertura (L’Aja 2 novembre 2021): inglese
- Documentazione Udienza sul caso Messico: inglese
- Documentazione Udienza sul caso Sri Lanka: inglese
- Documentazione Udienza sul caso Siria: inglese
- Arringa conclusiva dell’accusa: inglese
- Testo completo della Sentenza: inglese, spagnolo e arabo
- Riassunto della Sentenza: inglese
