PERMANENT PEOPLES’ TRIBUNAL ON THE MURDERS OF JOURNALISTS

In continuità con l’evento di lancio della sessione sui giornalisti tenuto a L’Aia il 2 novembre 2021, il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) terrà tre udienze tematiche su casi relativi ai governi del Messico, Sri Lanka e Siria, considerati rappresentativi dello scenario globale di violazione dei diritti umani fondamentali delineato nell’Opening session. La procedura è stata aperta in risposta a una richiesta proveniente dalle organizzazioni Free Press UnlimitedCommittee to Protect Journalists e Reporters Without Borders. Le tre udienze tematiche si terranno, per il caso del Messico, il 26-27 aprile 2022 a Città del Messico, e per i casi dello Sri Lanka e della Siria, il 12-13 Maggio 2022 e il 16-17 Maggio 2022 a L’Aia. L’udienza finale è prevista per il 20 giugno 2022 a L’Aia.

La prima udienza tematica riguarderà l’omicidio del giornalista messicano Miguel Ángel López Velasco. L’atto di accusa presentato dalle organizzazioni richiedenti ritiene: “[…]lo Stato del Messico responsabile di gravi violazioni dei diritti umani internazionali del giornalista Miguel Ángel López Velasco, in particolare il diritto alla vita, il diritto alla libertà di espressione e il diritto a un ricorso effettivo.” Riporta che “gli omicidi del giornalista Miguel Ángel López Velasco, di sua moglie Agustina Solana e del loro figlio Misael il 20 giugno 2011 facevano parte di attacchi sistematici ai giornalisti in Messico. Nel periodo 2000-2020 in Messico sono stati segnalati tra i 46 ei 133 omicidi di giornalisti. Molti altri hanno subito altre forme di aggressioni fisiche e molestie, in alcuni casi commesse da pubblici ufficiali. Il Messico è classificato come uno dei paesi più pericolosi per i giornalisti. […] Il caso di Miguel Ángel López Velasco è anche emblematico della persistente impunità per gli omicidi di giornalisti in Messico, ampiamente ritenuta uno dei motori delle continue violenze contro i giornalisti. Sebbene il governo federale e i governi statali abbiano adottato diverse misure per migliorare le indagini e i procedimenti giudiziari riguardanti questi casi, il tasso di impunità per gli omicidi di giornalisti rimane vicino al 95%.

La seconda udienza tematica si concentrerà sull’omicidio del giornalista dello Sri Lanka Lasantha Wickrematunge. L’atto di accusa ritiene: “[…] la Repubblica Democratica Socialista dello Sri Lanka responsabile di gravi violazioni dei diritti umani internazionali del giornalista Lasantha Wickrematunge, in particolare il diritto alla vita, il diritto alla libertà di espressione e il diritto a un ricorso effettivo.” L’accusa osserva che: “l’omicidio del giornalista Lasantha Wickrematunge l’8 gennaio 2009 faceva parte di attacchi sistematici ai giornalisti durante la guerra civile in Sri Lanka. In particolare negli ultimi mesi della guerra e nel periodo successivo, il governo, sotto la guida di Mahinda Rajapaksa come Presidente e Gotabaya Rajapaksa come Segretario alla Difesa, ha autorizzato attacchi ai giornalisti inclusi rapimenti, aggressioni, torture e uccisioni. Il regime di Rajapaksa ha pubblicamente arrestato, deportato e citato in giudizio diversi giornalisti e ha tentato di emanare leggi e regolamenti che limitassero la libera stampa. […] Il caso di Lasantha Wickrematunge è anche emblematico della famigerata cultura dell’impunità in Sri Lanka per le violazioni dei diritti umani. Gli organismi internazionali hanno riscontrato che nella maggior parte dei casi di guerra civile non sono stati compiuti progressi e che il sistema giudiziario è particolarmente inadeguato per i ricorsi contro potenti personaggi pubblici e attori del governo.

La terza e ultima udienza tematica tratterà dell’omicidio del giornalista siriano Nabil Walid Al-Sharbaji. L’atto di accusa ritiene: “[…] la Repubblica Araba di Siria responsabile di gravi violazioni dei diritti umani internazionali del giornalista Nabil Walid Al-Sharbaji, in particolare il divieto di tortura, il diritto alla vita, il diritto alla libertà di espressione e il diritto a un ricorso effettivo”. L’accusa osserva che: “l’omicidio del giornalista Nabil Walid Al-Sharbaji, a causa delle condizioni della sua detenzione arbitraria e degli atti di tortura a cui è stato sottoposto, rientrava in attacchi sistematici ai giornalisti in Siria. Dall’inizio del conflitto nel 2011, almeno 23 giornalisti sono stati assassinati per rappresaglia per il loro lavoro, molti altri sono stati uccisi sotto il fuoco incrociato o hanno dovuto affrontare altre forme di attacchi fisici e intimidazioni. Il governo siriano è stato responsabile della maggior parte delle violazioni commesse contro i giornalisti tra il 2011 e il 2021, […] L’impunità per questi crimini contro i giornalisti è quasi totale. La Siria ha uno dei tassi di impunità più alti al mondo per gli omicidi di giornalisti e le vittime e i loro parenti non hanno accesso alla giustizia. Le misure eccezionali istituite dalla legge di emergenza consentono sia agli attori del governo di violare i diritti dei giornalisti, sia contribuiscono a creare un clima di impunità. Le indagini e i procedimenti giudiziari dei casi che coinvolgono l’omicidio di un giornalista sono ulteriormente complicate dalla mancanza di una magistratura indipendente, nonché da una legislazione di vasta portata sull’impunità e sull’amnistia.”

La giuria, convocata dal Presidente e dal Segretario Generale del TPP, è composta, in ordine alfabetico, da Eduardo Bertoni (Argentina),  Rappresentante dell’Ufficio Regionale per il Sudamerica dell’Istituto inter-americano dei Diritti Umani; Marina Forti (Italia), giornalista e scrittrice, Gill H. Boehringer (Australia), già decano e senior research fellow onorario della School of Law, Macquarie University a Sydney; Mariarosaria Guglielmi (Italia), magistrato, vicepresidente di Medel (Magistrats Européens pour la Démocratie et Libertés); Helen Jarvis (Australia-Cambogia), Vicepresidente del Tribunale Permanente dei Popoli; Nello Rossi (Italia), Vicepresidente del Tribunale Permanente dei Popoli; Kalpana Sharma (India), giornalista indipendente, Philippe Texier (Francia), Presidente del Tribunale Permanente dei Popoli; Marcela Turati Muñoz (Messico), giornalista freelance.

Info: ppt@permanentpeoplestribunal.org

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Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un tribunale di opinione internazionale competente a pronunciarsi su ogni grave crimine commesso a danno di popoli e minoranze. Nasce a Bologna nel 1979 grazie all’intuizione del giurista e politico Lelio Basso e nel contesto della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (1976). In diretta continuità con i Tribunali Russell sul Vietnam (1966-67) e sull’America Latina (1973-76) viene trasformato in un’istituzione permanente, capace di dare voce e visibilità a quei popoli costretti a misurarsi con l’assenza di diritto e l’impunità. Il Tribunale è composto da una rete di 70 esperti e personalità riconosciute a livello internazionale, di volta in volta convocate per la giuria di ciascuna sessione. Con 48 sessioni e sentenze il Tribunale ha dato visibilità a numerosi casi di gravi violazioni dei diritti umanicrimini contro l’umanitàcrimini di guerra genocidio. Di recente ha esteso i suoi ambiti di competenza anche ai crimini economici, ecologici e ai crimini di sistema. La sua sede è a Roma, presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso, in via della Dogana Vecchia 5.

 

 

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