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Nel corso di cinque giorni, un Panel di sette Giudici[1] provenienti da Regno Unito, Nuova Zelanda, Spagna e Canada si è riunito per esaminare l’accusa di genocidio e crimini contro l’umanità commessi dal Canada contro i popoli indigeni delle First Nations, Inuit e Métis. I Giudici hanno ascoltato testimonianze sull’allontanamento forzato, sugli abusi fisici e sugli stupri di minori; sulla reclusione, sul lavoro forzato e sui decessi per malattie non trattate, maltrattamenti, malnutrizione; sulle sparizioni; sulle sepolture in tombe non contrassegnate; e sulla sterilizzazione forzata di molte donne. I Giudici hanno ascoltato e letto prove sull’acaparramento di terre, acqua e altre risorse; sull’espropriazione e sull’allontanamento dei popoli indigeni dalle loro terre ancestrali; sulla separazione dei bambini dai genitori; e sul tentativo di distruggere intere culture, modi di vita, lingue e ordinamenti giuridici.
Questi fatti sono avvenuti, e in alcuni casi continuano ad avvenire, in Canada, un Paese che si presenta come un modello di difesa dei diritti umani.
Il Tribunale ha ascoltato le testimonianze sugli effetti subiti da individui, famiglie e comunità indigene, compreso il trauma intergenerazionale, che porta con sé proprie patologie – dipendenze, abusi, violenza, suicidio, il circolo vizioso degli interventi dei servizi di tutela dei minori, l’eccesso di controllo di polizia, l’incarcerazione sproporzionata e l’alienazione sociale e culturale – destinate a perdurare finché non saranno affrontate le cause profonde.
Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) è un tribunale di opinione che si occupa di gravi violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Fondato a Bologna nel 1979, il TPP ha tenuto più di 50 sessioni. Ispirandosi alla Dichiarazione universale dei Diritti dei Popoli (Dichiarazione di Algeri) del 1976, il TPP agisce su richiesta di popoli and comunità che non hanno ottenuto giustizia nei tribunali nazionali. Questa 57esima sessione è stata richiesta dal Native Women’s Shelter di Montréal.
Il TPP non è il primo a esaminare l’impatto sui diritti fondamentali del Sistema delle scuole residenziali indiane (IRSS) in Canada. La Commissione per la verità e la riconciliazione del Canada (TRC) ha concluso nel 2015 che l’IRSS equivaleva a un «genocidio culturale». I popoli indigeni hanno considerato questa conclusione come un passo importante perché il Canada affronti la propria eredità di genocidio coloniale e razzismo, e prenda misure per ottenere riparazioni reali. Analogamente, la National Inquiry for Missing and Murderd Indigenous Women and Girls (NIMMIWG) ha concluso nel suo rapporto finale del 2019 che la violenza contro le donne e le ragazze indigene costituisce genocidio, una conclusione che il primo ministro Trudeau ha poi riconosciuto. Diciannove anni prima della TRC, nel 1996, la Royal Commission on Aboriginal Peoples (RCAP) aveva riconosciuto la sovranità indigena e l’espropriazione coloniale delle terre e aveva chiesto un radicale ripensamento del rapporto del Canada con i suoi popoli indigeni.
Sebbene il Canada abbia accolto con favore tutti questi rapporti, il Tribunale ritiene che gli attesi cambiamenti non si siano ancora realizzati. Ancora oggi, il numero, i nomi e il luogo in cui si trovano i bambini morti o scomparsi restano sconosciuti, e molti giacciono sotto i campi coltivati, sotto i campi da golf o nei terreni lungo le strade. Milioni di documenti che potrebbero aiutare le famiglie a ritrovare i propri cari restano nelle mani del governo canadese e delle chiese, e la distruzione degli archivi negherà l’accesso ai familiari e ai loro discendenti. Il sostegno del governo alle iniziative indigene – sia per la ricerca dei corpi sia per la fornitura di servizi di tutela dei minori – avviene alle condizioni del Canada, con finanziamenti inadeguati, tardivi e inaffidabili. Oggi continuano l’espropriazione delle terre e delle risorse ancestrali indigene, mentre i bambini che crescono nelle riserve si ammalano per la mancanza di acqua potabile e di servizi igienici. Senza un sostegno concreto da parte del governo, molte comunità indigene non sono in grado di garantire alloggi dignitosi, assistenza sanitaria o altri servizi di base, per non parlare dell’occupazione. In tali circostanze non può esserci guarigione, verità o riconciliazione. Da quando l’IRSS è terminato, nel 1996/97, sono stati sottratti ai genitori indigeni più bambini (circa 165.000) che nei 130 anni di storia delle scuole residenziali (circa 150.000).
Oggi, nella Giornata nazionale per la verità e la riconciliazione del Canada, il Tribunale conclude che il Canada ha commesso i crimini internazionali di genocidio (la deliberata distruzione di un gruppo in quanto tale) e crimini contro l’umanità, in particolare apartheid e sparizione forzata. Tali crimini proseguono finché non saranno affrontati con un cambiamento reale, e non meramente simbolico. Il Tribunale individua inoltre violazioni di altri trattati internazionali sui diritti umani, quali la Convenzione sui diritti dell’infanzia e le Convenzioni contro la discriminazione razziale e di genere. I modi in cui il Canada ha eluso le proprie responsabilità per i crimini internazionali commessi si sono espressi con l’esclusione del «genocidio culturale» nella Convenzione sul genocidio del 1948; non ratificando importanti trattati contro l’apartheid e le sparizioni forzate; e non inserendo questi crimini, né forme di genocidio come il trasferimento forzato di minori, nella propria legislazione interna.
Il governo canadese – federale, provinciale e territoriale – deve riprendere in esame gli appelli all’azione della RCAP, della TRC e della NIMMIWG e impegnarsi in un nuovo rapporto che soddisfi le richieste indigene di uguaglianza sovrana.
Le raccomandazioni del Tribunale chiedono al Canada di indagare a fondo, assistere e sostenere il recupero e la tutela dei corpi e dei luoghi di sepoltura dei bambini indigeni, garantendo finanziamenti adeguati e continuativi, supporto tecnico e logistico, nonché la divulgazione e il pieno accesso a tutta la documentazione pertinente, nel rispetto della sovranità indigena sui dati. Si invita il Canada ad indagare e agire sulle sterilizzazioni forzate e coatte, con la formazione del personale medico, l’applicazione di sanzioni ai responsabili e la riparazione per le vittime. Si chiedono interventi riguardo alle donne e alle ragazze indigene assassinate e scomparse, ai difensori della terra e all’autogoverno indigeno. Il sistema di tutela dei minori deve essere finanziato in modo da prevenire, anziché incentivare, l’allontanamento dei bambini. Il Tribunale esorta il Canada a garantire riparazioni per le violazioni dei diritti sulla terra e per il trauma intergenerazionale, a rivitalizzare le lingue indigene, a rispettare e riconoscere le risorse, gli ordinamenti giuridici, il sapere medico e i luoghi sacri indigeni, e a finanziare e assicurare un accesso equo ad alloggio, assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi sociali nelle riserve. Il Canada deve rispondere alla necessità di un’educazione pubblica sulla propria storia coloniale e sulle prospettive indigene, e di efficiente contrasto del negazionismo. Il Tribunale chiede al Canada di modificare la propria legislazione interna per conformarsi pienamente agli obblighi internazionali in materia di diritti umani e per incorporare le prospettive indigene. Infine, si rivolgono raccomandazioni alle chiese riguardo all’accesso agli archivi dell’IRSS, alle riparazioni per le terre sottratte e al sostegno alla guarigione, alla rivitalizzazione linguistica e al contrasto del negazionismo.
[1] I Giudici del TPP: Valmaine Toki (Nuova Zelanda) e Frances Webber (Regno Unito), che hanno svolto il ruolo di copresidenti, insieme a Carlos Beristain (Spagna), Carlos Castresana (Spagna), Katsi’tsakwas Ellen Gabriel (Canada), Seánna Howard (Canada-Stati Uniti) e Andrew Woolford (Canada).

