Secondo il Centre for Climate Crime and Climate Justice (CCCCJ), il 2026 è stato un altro anno di distruzione sanguinosa per i papuani occidentali. Nel secondo anniversario della sessione del Tribunale Permanente dei Popoli sulla violenza di Stato e ambientale in Papua Occidentale, i rapporti e le notizie provenienti dalla regione confermano ancora una situazione critica di violazioni dei diritti umani, e la rilevanza delle raccomandazioni del Tribunale.
La 53ª sessione del Tribunale, tenutasi a Londra dal 27 al 29 giugno 2024 su richiesta del Centre for Climate Crime and Climate Justice della Queen Mary University e di una rete di organizzazioni per i diritti umani e ambientali, ha esaminato diversi casi di violazioni dei diritti umani commesse dal governo indonesiano nei confronti delle popolazioni indigene della Papua Occidentale. Il Tribunale ha concluso che le comunità avevano subito gravi espropriazioni, la perdita delle libertà fondamentali, una repressione violenta e la devastazione ambientale, conseguenze di progetti di estrazione mineraria e di gas e di produzione di olio di palma sostenuti dallo Stato.
La crisi dei diritti umani in Papua Occidentale è strettamente legata alla distruzione ambientale causata dall’estrazione mineraria su larga scala, dalla deforestazione e dall’espansione dell’agroindustria, fenomeni che i testimoni hanno definito nei termini di “slow genocide “. Organizzazioni come Amnesty International continuano a segnalare violente restrizioni alla libertà di espressione e di riunione, un uso eccessivo della forza nei confronti delle popolazioni indigene che si oppongono ai progetti estrattivi e un’impunità crescente da parte dello Stato, favorita dalla Legge n. 5 del 2026 che ha ampliato i poteri della polizia ed è supportata da meccanismi di responsabilità interna inefficaci. La situazione è ulteriormente aggravata dalla violenza armata in atto, come documentato da Human Rights Monitor, che ha registrato operazioni militari responsabili di esecuzioni extragiudiziali e gravi maltrattamenti ai danni della popolazione civile.
Le raccomandazioni formulate dal TPP sono più urgenti che mai per interrompere il ciclo di violenza e porre fine all’impunità. Il governo indonesiano deve rispettare i propri obblighi internazionali, riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo della Papua occidentale, tutelare le terre indigene, garantire la protezione ambientale e preservare la loro identità culturale e spirituale. Il Tribunale ha inoltre esortato lo Stato indonesiano a facilitare il ritorno o il reinsediamento sicuro, volontario e dignitoso delle persone sfollate, a promuovere riforme legislative e giudiziarie volte a garantire l’istituzione di un sistema giudiziario imparziale, a criminalizzare le sparizioni forzate, a prevedere risarcimenti per le vittime e l’effettuazione di indagini sulle atrocità storiche, al fine di fornire indennizzi e restituzioni alle famiglie colpite.
Infine, nel richiamare la responsabilità delle imprese multinazionali coinvolte nello sfruttamento delle risorse naturali della regione e degli Stati nei quali tali imprese hanno sede, il Tribunale ha sottolineato la necessità di garantire il rispetto degli standard internazionali in materia di diritti umani e tutela ambientale lungo le catene operative e finanziarie. La comunità internazionale è stata inoltre chiamata a promuovere strumenti efficaci di prevenzione, monitoraggio e accertamento delle responsabilità, al fine di contrastare i meccanismi economici e politici che consentono il protrarsi dell’impunità

