Nel 2014, il Controsservatorio Valsusa ha presentato un esposto al Tribunale Permanente dei Popoli, chiedendo di accertare che, nell’ambito della progettazione e costruzione della nuova linea ferroviaria Torino–Lione, si fossero verificate gravi e sistematiche violazioni dei diritti fondamentali della comunità della Val di Susa. Con la presentazione dell’Atto di accusa, avvenuta il 14 marzo 2014 a Torino, si è formalmente aperta la fase istruttoria, che ha inoltre incluso la documentazione di ulteriori casi ritenuti rappresentativi di situazioni complementari, sia per i contenuti sia per le attività di opposizione e resistenza delle comunità interessate, rispetto al caso esemplare del TAV Torino–Lione. Tra questi: il MOSE di Venezia, il TAV di Firenze, il MUOS di Niscemi, la centrale solare termodinamica in Basilicata, i progetti di trivellazione diffusi nel territorio, il ponte di Messina, l’autostrada Orte–Mestre, il bacino delle Alpi Apuane, l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes in Francia, il TAV in Francia, nei Paesi Baschi, nel Regno Unito e in Germania, e la miniera di Roșia Montană in Romania.
La sessione si è svolta dal 5 all’8 novembre 2015, presso la sede della Fabbrica delle E del Gruppo Abele e presso il Teatro Magnetto di Almese. Dall’esame delle evidenze, è emerso come la vicenda del TAV in Valle di Susa non si sia delineata come un episodio isolato, ma rappresenti un metodo diffuso di intervento nelle grandi questioni di modifica del territorio e dell’ambiente. Il Tribunale ha individuato innumerevoli rischi collegati alla realizzazione delle opere prese in esame, tra cui inquinamento, modifiche permanenti del suolo, con conseguenti danni agli edifici, riduzione della stabilità del terreno e non conformità alle norme sismiche. Sono state riconosciute gravi violazioni dei diritti fondamentali delle comunità locali, inclusi i diritti alla partecipazione, all’informazione e alla protezione dell’ambiente.
Il Tribunale ha raccomandato di considerare l’attivazione di grandi opere solo se sottoposte a procedure tecniche partecipative serie ed efficaci, che ne dimostrino l’effettiva necessità, e di dare priorità, rispetto alle grandi opere, a programmi ampi ed efficaci relativi ai servizi e alle opere di interesse vitale e quotidiano dei cittadini.
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