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Nel febbraio 2025, il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) ha ascoltato preoccupanti testimonianze sugli attacchi turchi al Rojava, nel nord e nell’est della Siria, che durano da almeno sette anni. Questi attacchi consistono nella distruzione mirata e nell’occupazione di case, campi, uliveti, patrimonio archeologico, villaggi, città e paesi curdi, con l’obiettivo di sradicare l’identità, la presenza e la cultura curda (turchizzazione). Nel marzo 2025, il Tribunale ha emesso una sentenza in cui si dichiarano il presidente Erdogan, i ministri e generali di alto rango colpevoli di crimini internazionali di aggressione, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e gravi violazioni dei diritti umani, indicativi del dolo specifico del genocidio.
Negli ultimi giorni, le informazioni riportate dai media e documentate da istituzioni indipendenti, e presentate direttamente al TPP, indicano che gli attacchi nel nord e nell’est della Siria si sono nuovamente intensificati. L’assedio imposto alle zone abitate dai curdi di Aleppo, in particolare ai quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, gli attacchi indiscriminati con armi, razzi e droni, gli attacchi diretti contro ospedali e personale medico e l’ostacolo all’accesso ai bisogni umanitari di base costituiscono insieme pericoli urgenti e letali per la sicurezza e la sopravvivenza della popolazione curda che vive nelle zone colpite.
L’uccisione, il ferimento e lo sfollamento di massa di civili, tra cui molte donne e bambini, rafforzano i timori che questi attacchi siano pianificati e facciano parte di un modello continuativo, dando adito al forte sospetto che vengano commessi atti illeciti secondo il diritto internazionale. La documentazione disponibile suggerisce che i gruppi affiliati all’HTS, gli individui che attualmente o in passato hanno operato nelle file dell’ISIS e le forze armate proxy, che operano con il supporto militare, logistico, di intelligence e operativo della Turchia e sotto il suo effettivo controllo, hanno svolto un ruolo diretto o indiretto in queste violazioni, indicando che la responsabilità giuridica internazionale deriva dai principi della responsabilità di comando. Questa stessa conclusione è stata raggiunta dal Tribunale nella sua sentenza di marzo 2025.
La designazione di quartieri civili come “zone militari”, la messa fuori uso delle strutture mediche e l’ostacolo all’assistenza umanitaria dimostrano non solo la violazione degli accordi e dei protocolli esistenti, volti a proteggere i civili e a limitare le ostilità nella regione, ma anche un deliberato disprezzo dell’obbligo fondamentale di proteggere i civili.
Questi sviluppi confermano le conclusioni del Tribunale in merito alle gravi violazioni dei diritti umani internazionali, del diritto umanitario e penale e devono essere esaminati nell’ambito dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità. Alla luce di questo quadro giuridico, chiediamo alle istituzioni giuridiche internazionali, alle organizzazioni per i diritti umani, ai meccanismi delle Nazioni Unite, agli Stati e ai popoli di agire senza indugio in risposta a queste gravi violazioni in corso nel Rojava. Il perdurare dell’impunità aumenta il rischio di ulteriori crimini. L’attivazione immediata di meccanismi di monitoraggio indipendenti, l’identificazione dei responsabili e l’efficace protezione dei civili sono obblighi che non possono più essere rinviati.
Gennaio 2026
I giudici della 54° sessione del TPP, Rojava vs. Turchia
Frances Webber (Regno Unito), Presidente
Giacinto Bisogni (Italia)
Domenico Gallo (Italia)
José Elías Esteve Molto (Spagna)
Czarina Golda S. Musni (Filippine)
Gabrielle Lefèvre (Belgio)
Rashida Manjoo (Sud Africa)
La Segreteria Generale del TPP
Simona Fraudatario (Italia)
Gianni Tognoni (Italia)

