Su richiesta dei rappresentanti dell’International Campaign for Tibet e del Governo tibetano in esilio, il Tribunale Permanente dei Popoli ha tenuto una sessione pubblica a Strasburgo dal 16 al 20 novembre 1992.
L’accusa rivolta alla Repubblica Popolare Cinese si articola in tre punti principali: l’ingresso delle forze militari cinesi in Tibet nel 1949-1950, considerato uno Stato autonomo secondo il diritto internazionale, configura un’occupazione illegittima; l’imposizione di un sistema di governo contrario alla volontà della popolazione viola il diritto all’autodeterminazione, anche attraverso la divisione del territorio tibetano; infine, le organizzazioni richiedenti denunciano nella sessione gravi e sistematiche violazioni dei diritti fondamentali, tra cui torture, trattamenti e pene inumani e restrizioni delle libertà civili e politiche.
Nella Sentenza, il Tribunale ha stabilito che, dal 1950, il popolo tibetano è stato privato dell’esercizio del diritto all’autodeterminazione. Ha inoltre accertato gravi violazioni dei diritti fondamentali, tra cui la repressione delle libertà religiosa e di espressione, gli arresti arbitrari, la distruzione del patrimonio culturale e religioso, il ricorso alla tortura e il trasferimento di popolazione cinese volto ad alterare la composizione etnica del territorio. Il Tribunale ha infine riconosciuto la storica capacità di autogoverno del popolo tibetano e l’esistenza di una struttura statale a partire dal 1911 e ha invitato la comunità internazionale ad adottare misure per il ripristino dei diritti violati.
Organizzazioni richiedenti:
International Campaign for Tibet
Governo tibetano in esilio
Documentazione:
