La seconda sessione del Tribunale Permanente dei Popoli sulla ex Jugoslavia, tenutasi a Barcellona dal 7 all’11 dicembre 1995, viene convocata per approfondire e ampliare le conclusioni della precedente sessione di Berna, sulla base di nuove prove e della documentazione successivamente raccolta. La prima sessione e le sue conclusioni vengono considerate parte integrante della documentazione esaminata a Barcellona. Il Tribunale procede quindi a un ulteriore esame delle responsabilità alla luce dei nuovi elementi emersi e degli avvenimenti verificatisi tra febbraio e dicembre 1995.
In particolare, il Tribunale individua la responsabilità diretta delle forze serbo-bosniache per gli atti di genocidio commessi nel quadro della politica di “pulizia etnica”, in particolare per il massacro di circa 8.000 musulmani a Srebrenica; delle forze croate di Bosnia per le violazioni massicce del diritto umanitario, la distruzione di popolazioni, i massacri e gli atti qualificati come genocidio contro i musulmani; delle forze regolari bosniache e delle forze paramilitari musulmane per episodi documentati di violazione del diritto umanitario e dei diritti umani, inclusi crimini di guerra e contro l’umanità.
Il Tribunale esamina inoltre la responsabilità internazionale per il mancato intervento e per il rifiuto di fornire mezzi adeguati a impedire massacri e atti di genocidio, nonostante la disponibilità di informazioni preventive. Considera anche il mancato intervento degli Stati e degli organismi delle Nazioni Unite, nonché il ruolo di UNPROFOR, NATO e Unione Europea. Nella sentenza vengono inoltre riconosciute specifiche responsabilità morali e politiche degli Stati e delle istituzioni internazionali per le loro omissioni e per l’insufficienza delle misure adottate.
Nella sua sentenza, il Tribunale riconferma tutte le raccomandazioni contenute nella sentenza di Berna e formula ulteriori raccomandazioni. Sollecita la comunità internazionale, in particolare l’Unione Europea, a impegnare risorse economiche, tecnologiche e culturali nella ricostruzione materiale e morale dei territori distrutti dalla guerra e a favorire la ricostruzione della convivenza e delle garanzie individuali e collettive nella ex Jugoslavia. Il Tribunale sollecita inoltre l’amnistia e la piena reintegrazione dei diritti di cittadinanza per disertori, ribelli, obiettori di coscienza e profughi di guerra, riconoscendo per questi ultimi il diritto d’asilo. Raccomanda ai professionisti della comunicazione di riconsiderare il proprio codice deontologico alla luce dei diritti umani e dei diritti dei popoli e invita i media internazionali a sostenere i media nazionali indipendenti. Al fine di contrastare l’impunità per i crimini di guerra, il Tribunale raccomanda al Tribunale dell’Aja di indagare e sottoporre a giudizio giornalisti, editori e direttori di mezzi di comunicazione sospettati di istigazione al genocidio. Raccomanda inoltre di classificare la violenza sessuale etnica come crimine contro l’umanità e, una volta accertata l’intenzionalità, anche come atto costitutivo di genocidio. Infine, invita tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a ratificare la Convenzione del 4 dicembre 1989 contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’addestramento dei mercenari.
Documentazione:
Sentenza in italiano
