LA DICHIARAZIONE DEL TRIBUNALE PERMANENTE DEI POPOLI
IN DIFESA DELLE SEMENTI
Cartago, Costa Rica, 21 gennaio 2026
Il testo completo della Dichiarazione del TPP in italiano, inglese, spagnolo e francese
Il Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) si è riunito per sessioni preliminari a Cartago, in Costa Rica, dal 19 al 21 gennaio 2026. È stato convocato da un gruppo eterogeneo di agricoltori, contadini e organizzazioni indigene insieme a reti comunitarie coinvolte nella difesa delle sementi. Questa convocazione non è stata un mero gesto simbolico o un appello retorico. Si è trattato di un invito a esaminare in modo rigoroso e realistico un campo di conflitto in cui la vita quotidiana di intere comunità è influenzata da decisioni economiche, tecniche e normative presentate come inevitabili ma che sono, in realtà, scelte politiche.
Le organizzazioni che hanno richiesto il Tribunale rappresentano popoli e comunità con un legame ancestrale, quotidiano e intimo con la terra, i suoi semi e le sue pratiche agroecologiche. Questa relazione non è meramente produttiva o basata sulla conoscenza strumentale. Nelle loro tradizioni, i semi sono una forma di continuità culturale e di tecnologia vivente, accumulata nel corso di secoli di selezione, scambio e reciproca cura come pratica comunitaria. L’agroecologia invocata in questi incontri è uno stile di vita e un veicolo per la conoscenza.
Il Tribunale argomenta che la questione esaminata non riguarda solo l’identità delle popolazioni, ma ha anche conseguenze dirette sui loro mezzi di sussistenza, sulla salute, sulla sovranità alimentare e sulla gestione della biodiversità.
Nel corso della sessione, le organizzazioni hanno descritto in modo eloquente una serie di problematiche, tra cui i conflitti per la terra e il territorio, le pressioni normative, la criminalizzazione delle pratiche tradizionali di scambio di sementi, l’imposizione di registri e di registrazione, le condizioni commerciali, la dipendenza tecnologica, l’esposizione a materiali chimici e il degrado ambientale. Sebbene molti di questi conflitti sembrino essere di natura regionale e locale e coinvolgano assetti normativi, agenzie e linguaggi amministrativi diversi, l’analisi rivela l’esistenza di meccanismi sistematici ricorrenti. Dalla diversità degli scenari emergono dinamiche comuni riconoscibili, ripetuti e quindi strutturali.
Di conseguenza, il Tribunale ritiene che i seguenti meccanismi siano presenti —con variazioni locali— in tutte le rivendicazioni sottoposte al suo esame:
(a) Violenza esplicita e coercizione territoriale.
Sono state ascoltate numerose testimonianze di violenza diretta, tra cui minacce, molestie, sfratti, sfollamenti forzati, persecuzione selettiva dei leader comunitari e strategie intimidatorie progettate per generare paura. Queste manifestazioni di violenza non si configurano sempre come un singolo evento; esse si inseriscono, piuttosto, in un clima persistente di pratiche che servono a ricordare costantemente che rimanere nel territorio può comportare ritorsioni. Per il Tribunale questa dimensione è centrale perché accompagna la trasformazione materiale del territorio, minando la vita comunitaria.
(b) Lobbying onnipresente e acquisizione dei processi decisionali pubblici.
Il Tribunale riconosce l’esistenza di un meccanismo persistente di pressione politica ed economica, onnipresente e con caratteristiche generali definite. Questa pressione è esercitata dalle grandi aziende nazionali e transnazionali sui governi di ogni orientamento politico ed è presente da almeno tre decenni. Questo controllo assume varie forme, tra cui promesse di investimenti, minacce di disinvestimento, contenziosi strategici, finanziamenti indiretti, spostamento di personale tra agenzie statali e imprese, produzione di relazioni “tecniche” e costruzione di quadri narrativi che stabiliscono cosa è “realistico” e cosa è “impossibile”. Sebbene il modello si adatti a ciascuno Stato, situazione e regime politico, la sua funzione essenziale rimane: guidare la progettazione normativa e le politiche pubbliche verso l’espansione di un modello che concentri i benefici e distribuisca i costi.
(c) Lo svuotamento della giustizia nell’architettura giuridica formale.
Il Tribunale rileva che le leggi formali, le normative locali e gli accordi di libero scambio spesso operano come strumenti privi di giustizia sostanziale. Ciò non avviene perché le forme giuridiche siano prive di valore in sé, ma perché in tali conflitti la legalità appare spesso come un guscio vuoto che crea un’apparenza di regolarità, sostituendo al contempo il dibattito democratico e facendo dell’obbedienza il principio guida. Le leggi e i regolamenti vengono emanati per organizzare il mercato, non per proteggere la vita; vengono promulgati per standardizzare, non per riconoscere la diversità; facilitano la circolazione delle merci, non salvaguardano i beni comuni. In questo contesto, la legge cessa di limitare il potere e diventa una tecnologia di subordinazione.
(d) La concentrazione dei guadagni e la socializzazione obbligatoria dei rischi.
Il Tribunale riconosce un modello economico e giuridico ricorrente in base al quale i profitti sono concentrati nelle mani di pochi eletti che controllano la genetica, gli input, le licenze, la logistica e l’accesso al mercato. Allo stesso tempo, questi stessi attori socializzano i rischi sanitari, ambientali e sociali in ampie popolazioni. I profitti vengono privatizzati mentre gli effetti negativi vengono distribuiti. L’inquinamento, il degrado del suolo, la perdita di biodiversità, l’incertezza epidemiologica, l’indebitamento, la dipendenza tecnologica, l’esodo rurale e l’erosione culturale vengono presentati come questioni estranee al modello/pacchetto — vale a dire come danni che non dovrebbero essere inclusi nei conti di coloro che ne beneficiano. Il Tribunale è consapevole che tale asimmetria non è incidentale, bensì intrinseca al modo in cui funziona il sistema oggetto del reclamo.
e) “Invisibilizzazione” sistematica attraverso frammentazione e requisiti probatori sovvertiti.
Un meccanismo comune identificato in questa sessione è trattare ogni caso di danno come un episodio isolato, ogni comunità come un caso disconnesso e ogni conflitto come un evento non correlato. A ciò si aggiunge il requisito della prova di causalità in scenari in cui lo Stato non produce dati, le esposizioni sono croniche e multicausali e le persone colpite non dispongono delle risorse per finanziare un monitoraggio ambientale o sanitario indipendente. Ciò rende invisibile il processo di danneggiamento e inverte l’onere della prova.
(f) Rappresentanza significativa delle donne e danni aggravati.
Il Tribunale ha rilevato una percentuale significativa di donne tra coloro che sono direttamente interessati da questi processi, in particolare per quanto riguarda la custodia quotidiana dei semi, la riproduzione delle pratiche alimentari, la cura della comunità e la trasmissione della conoscenza. Questa rappresentazione significativa non è un fatto incidentale, ma implica piuttosto un impatto differenziale. Pertanto, il danno non è solo economico o territoriale, ma costituisce anche un’ulteriore violazione a causa del suo impatto specifico sulla vita delle donne.
Sulla base di tutto quanto ascoltato e documentato durante questa sessione, il Tribunale conferma che i fatti contestati rientrano pienamente nella sua giurisdizione per quanto riguarda i diritti di popoli, i beni comuni e la violenza strutturale. Di conseguenza, il Tribunale chiede alle organizzazioni richiedenti di presentare al Segretariato generale un piano d’azione della procedura proposta.
Il Tribunale raccomanda che, durante il corso delle prossime sessioni, le comunità e le organizzazioni richiedenti esercitino il loro dovere di ricerca e osservazione probatoria e politica. Ciò implica preservare e fornire registrazioni verificabili degli eventi (come testimonianze, documenti, fotografie, mappe e verbali) nella massima misura possibile, garantendo al tempo stesso l’integrità e la sicurezza di coloro che testimoniano.
Dato che le organizzazioni richiedenti provengono da regioni e tradizioni diverse — un punto di forza di questo processo—, il Tribunale le incoraggia a mantenere la coerenza collettiva garantendo al tempo stesso forme di deliberazione all’interno delle comunità che consentano e incoraggino il pluralismo.
Gianni Tognoni, Segretario Generale del Tribunale Permanente dei Popoli
Alejandro Macchia, membro del Tribunale Permanente dei Popoli

