SCARICA LA SENTENZA IN INGLESE E FRANCESE
SEGUI LA DIRETTA STREAMING SU YOUTUBE
Il Tribunale Permanente dei Popoli invita l’Unione europea a sospendere i cosiddetti “accordi di cooperazione” con i paesi del Maghreb, poiché tali accordi, con il suo sostegno e la sua complicità, violano i diritti dei migranti.
Le politiche dell’UE e dei suoi Stati membri in materia di controllo delle frontiere esterne e di criminalizzazione delle migrazioni si inseriscono in un contesto di generale arretramento dei diritti umani. La criminalizzazione degli attivisti e delle organizzazioni che contribuiscono a salvare vite umane nel Mediterraneo, come denuncia il TPP, aumenta il numero di decessi.
L’iniziativa di Bruxelles, dedicata alla presentazione della sentenza emessa dal Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) al termine della sua 56ª sessione, incentrata sulle violazioni dei diritti umani dei migranti da parte degli Stati del Maghreb, dell’Unione europea e di alcuni dei suoi Stati membri (Palermo, Festival Sabir, 23-25 ottobre 2025), è stata organizzata in seguito della prima presentazione tenutasi a Rabat lo scorso 31 marzo (guarda il video dell’evento). Mentre a Rabat l’attenzione si è concentrata soprattutto su un’approfondita analisi pubblica della situazione nel Maghreb, l’incontro di Bruxelles pone l’accento sul ruolo e sulle responsabilità dell’Unione europea.
Gianni Tognoni, Segretario generale del TPP, ha dichiarato l’importanza della sessione di Palermo e ha dichiarato: “L’atto d’accusa presentato da numerose organizzazioni, che ha portato a questa sentenza, deve essere considerato come il primo passo e lo strumento per stimolare iniziative che coinvolgano ampiamente l’opinione pubblica, che consentiranno di abbattere le barriere del silenzio, dell’odio e dell’emarginazione che circondano la migrazione e contribuiscono a perpetuare i vuoti giuridici e l’ostilità nei confronti delle persone migranti”.
I giudici hanno presentato i temi principali che la sentenza affronta, confermando “l’esistenza di un continuum di violenze perpetrate nei confronti dei migranti in Tunisia, Libia, Marocco, Mauritania e nel Mar Mediterraneo”. Queste violenze vengono rafforzate dalla criminalizzazione attuata da diversi Stati membri dell’Unione europea nei confronti delle persone e delle organizzazioni che prestano aiuto ai migranti definita come una criminalizzazione sistematica della solidarietà.
Il Tribunale ha, inoltre, dichiarato che “esiste nel Maghreb un fenomeno simile a quello europeo, dove il rifiuto generalizzato dell’immigrazione, radicato in un contesto storico razzista e in una retorica dominante basata sull’identità, coesiste con un bisogno economico di immigrati”.
Anche il giudice del TPP Amzat Boukari Yabara, dottore in Storia e Civiltà africane, ha sottolineato che il Tribunale ha potuto constatare che le violazioni dei diritti dei migranti sono sostenute ideologicamente dalla dimensione sistemica del razzismo che attraversa tutte le società nordafricane, ma anche dalle dichiarazioni delle autorità, come quella del presidente tunisino Kais Saied del 2023, che ha espresso il timore di vedere il proprio Paese perdere la propria identità di fronte all’afflusso di migranti.
Chadia Arab, membro della giuria del Tribunale, geografa e direttrice di ricerca presso il CNRS, nonché esperta di migrazioni internazionali, ha sottolineato che, in materia di detenzioni arbitrarie, tortura e trattamenti inumani o degradanti, gli atti commessi nei confronti dei migranti costituiscono una violazione evidente della Convenzione contro la tortura, del Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché della Convenzione sui diritti dell’infanzia, e di altre disposizioni di carattere internazionale.
Luca Masera, membro del panel dei giudici e professore di diritto penale presso l’Università di Brescia, ha evidenziato il carattere sistemico di tali violazioni, che “non derivano da iniziative sporadiche di singoli individui, ma da una visione dei fenomeni migratori che considera la violenza e la repressione nei confronti dei migranti come elementi centrali delle politiche pubbliche”.
Dopo aver ricordato le diverse disposizioni legali che tutelano i diritti inalienabili dei migranti, Wahid Ferchichi, componente del panel e decano della Facoltà di Scienze giuridiche, politiche e sociali di Tunisi, ha precisato che la sentenza qualifica come “reati gravi contro le norme imperative del diritto internazionale (jus cogens)” le violazioni commesse nei confronti dei migranti neri provenienti dagli Stati dell’Africa subsahariana, quali il rifiuto di assistenza, i naufragi intenzionali, le detenzioni arbitrarie, le discriminazioni razziali, la tortura, l’esternalizzazione delle frontiere e le violazioni dei diritti dei bambini migranti.
La sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli ha riconosciuto la costante complicità dell’Unione europea e di molti dei suoi Stati membri nella violazione dei diritti dei migranti. La sentenza è inoltre collegata alla prima sessione dedicata alla violazione dei diritti dei migranti e dei rifugiati, tenutasi dal 2017 al 2020 , durante la quale sono emerse prove contro l’Unione europea e gli Stati membri per le violazioni dei diritti umani documentate e per il mancato soccorso nel Mediterraneo centrale e orientale, causando centinaia di decessi in mare.
Il panel di giudici ha, inoltre, espresso profonda preoccupazione per le disposizioni adottate dal Parlamento europeo alla fine dello scorso marzo, che consentirebbero la creazione di centri di detenzione per migranti in paesi terzi. “È importante ricordare che le politiche dell’UE e dei suoi Stati membri in materia di controllo delle frontiere esterne e di criminalizzazione della migrazione si inseriscono in un contesto di generale arretramento dei diritti umani, di sviluppo di meccanismi di sorveglianza e controllo delle popolazioni, di discorsi securitari e/o bellicisti, di perdita di legittimità dello Stato, di un’ascesa più che preoccupante delle correnti xenofobe e di estrema destra in tutta Europa”, ha precisato il giudice del TPP Braulio Moro, dottore in economia e giornalista. Il giudice ha rimarcato le responsabilità dell’UE nella costruzione di quella che viene definita la “fortezza Europa”, tenendo conto che il Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo entrerà pienamente in vigore il prossimo giugno.
Sulla base delle testimonianze ascoltate durante le udienze, la documentazione fornita e gli interventi degli esperti, la sentenza del TPP conclude che “i fatti giudicati da questo Tribunale costituiscono gravi violazioni da parte degli Stati delle norme imperative del diritto internazionale e un crimine contro l’umanità, ai sensi dello Statuto della Corte Penale Internazionale.”
Per quanto riguarda l’Unione europea, il cui coinvolgimento nei crimini contro i migranti è stato accertato, il Tribunale invita a sospendere i cosiddetti “accordi di cooperazione” con i paesi della regione del Maghreb, in quanto ledono in modo irreparabile i diritti fondamentali dei migranti e costituiscono i crimini accertati dalla sentenza, e invita la sospensione del «Memorandum d’intesa su un partenariato strategico e globale tra l’Unione Europea e la Tunisia», firmato nel 2023 da Ursula von der Leyen e Kais Saied, con la mediazione di Giorgia Meloni, poiché viola in modo irreparabile i diritti fondamentali dei migranti.
Il Tribunale invita inoltre l’Unione europea a conformarsi al diritto internazionale, ad armonizzare ad esso le legislazioni nazionali e ad agire con fermezza per porre fine all’impunità di individui, gruppi e Stati coinvolti nel traffico illecito di migranti che sfocia nella schiavitù e in altre violazioni dei loro diritti.
Per contattare la stampa:
Maxence Salendre
msalendre@asf.be
+32 492 39 59 39

