Il Tribunale permanente dei popoli dedica una prima sessione all’Afghanistan, tenutasi a Stoccolma dall’1 al 3 maggio 1981, per esaminare le conseguenze dell’intervento militare sovietico del dicembre 1979. La sessione si svolge nel contesto della condanna internazionale dell’invasione da parte delle Nazioni Unite e di numerosi Stati, con l’obiettivo di accertare la conformità dell’intervento al diritto internazionale e di valutare le violazioni dei diritti del popolo afghano.
Sulla base di un’ampia documentazione, delle testimonianze di rifugiati ed esuli e dei contributi di esperti provenienti da diverse discipline, il Tribunale ricostruisce il contesto politico e sociale del paese, documentando gli effetti dell’occupazione sovietica sulla popolazione civile e sul diritto del popolo afghano all’autodeterminazione.
Nella sua decisione, il Tribunale qualifica l’intervento dell’Unione Sovietica come un’aggressione contro la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica dell’Afghanistan, affermando la responsabilità internazionale dell’URSS per un crimine contro la pace. Ritenendo ancora insufficienti gli elementi relativi alle violazioni del diritto umanitario, dispone inoltre l’istituzione di una Commissione speciale d’inchiesta e la convocazione di una seconda sessione tenutasi a Parigi nel dicembre 1982.
Documentazione:
Sentenza in italiano.
