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Le politiche dell’Unione europea e dei suoi Stati membri in materia di controllo delle frontiere esterne e di criminalizzazione della migrazione si inseriscono in un contesto più ampio di progressivo arretramento della tutela dei diritti umani. La criminalizzazione delle persone migranti e delle organizzazioni che operano per salvare vite umane nel Mediterraneo contribuisce ad aggravare il numero dei decessi, come denunciato dal Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) nella sentenza relativa alla 56° sessione sulle violazioni dei diritti umani delle persone migranti da parte degli Stati del Maghreb, dell’Unione europea e di alcuni suoi Stati membri (Palermo, Festival Sabir, 23–25 ottobre 2025).
L’iniziativa di Bruxelles si colloca in continuità e a completamento della prima presentazione della sentenza tenutasi a Rabat lo scorso 31 marzo. Se l’incontro di Rabat (Guarda il video) ha posto l’accento su un’analisi approfondita della situazione nel Maghreb, l’appuntamento di Bruxelles intende invece focalizzarsi sul ruolo e sulle responsabilità dell’Unione europea.

