La richiesta di esaminare la situazione della ex Jugoslavia viene presentata al Tribunale Permanente dei Popoli (TPP) nel marzo 1994 dall’Associazione svizzera “Tribunal Former Yugoslavia” di Berna, insieme a giuristi e organizzazioni della società civile. La complessità delle questioni porta il TPP a dividere il procedimento in due sessioni: la prima si tiene a Berna dal 17 al 20 febbraio 1995, mentre la seconda a Barcellona dal 7 all’11 dicembre 1995.
La sessione di Berna si svolge mentre il conflitto è ancora in corso e si concentra soprattutto sulla Bosnia-Erzegovina, inserendo però la guerra nel più ampio contesto politico e costituzionale della dissoluzione jugoslava. Il Tribunale esamina il conflitto alla luce del diritto internazionale, del diritto umanitario, dei diritti umani e dei diritti dei popoli. Secondo la sentenza, il conflitto bosniaco non può essere considerato una semplice guerra civile, poiché viene alimentato anche da interventi e aggressioni esterne, in particolare attraverso il coinvolgimento di Serbia e Croazia, mentre la propaganda nazionalista contribuisce alla radicalizzazione del conflitto etnico.
Il Tribunale esamina testimonianze provenienti dalla Bosnia-Erzegovina, relazioni di esperti e rappresentanti della società civile e contributi delle diverse parti coinvolte. Vengono ascoltate testimonianze di serbi, croati e bosniaci e viene analizzata anche la situazione delle donne vittime della guerra. Particolare attenzione viene dedicata alle ONG, ai movimenti pacifisti, alle iniziative per i diritti umani e ai progetti di ricostruzione di una società civile non fondata sull’appartenenza etnica o nazionale.
La Giuria constata numerose violazioni del diritto internazionale, tra cui violazioni dell’integrità territoriale e della sovranità degli Stati, ingerenze negli affari interni, violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Con particolare riferimento alla Bosnia-Erzegovina, qualifica come genocidio della popolazione musulmana bosniaca alcuni atti compiuti nel quadro della cosiddetta “pulizia etnica”, tra cui uccisioni, persecuzioni, stupri e condizioni di vita incompatibili con la sopravvivenza della popolazione. La valutazione delle responsabilità non viene però ricondotta a una sola parte. Il Tribunale afferma l’esistenza di violazioni massicce dei diritti delle diverse comunità etniche e religiose da parte delle forze combattenti appartenenti alle varie parti del conflitto. Rileva violazioni umanitarie anche da parte delle autorità musulmane bosniache, croate e serbe, sottolineando tuttavia la particolare gravità delle violazioni commesse dalla parte serbo-bosniaca riguardo all’accesso delle organizzazioni umanitarie alle popolazioni civili.
La sessione di Berna si riserva infine di completare a Barcellona l’esame delle responsabilità degli Stati coinvolti e delle ulteriori questioni relative ai crimini commessi durante il conflitto.
Organizzazioni richiedenti: Associazione “Tribunal Former Yugoslavia”, Berna
Documentazione:
Sentenza in italiano e inglese
